Diciottesimo Capitolo Bhagavad Gita

Diciottesimo Capitolo Bhagavad Gita

In questa chiarezza non esiste sofferenza alcuna; e l’individuo la cui coscienza è beata, rapidamente e senza sforzo entra in uno stato di quiete.

Sutra 65

Quando una persona è irrequieta e fa uno sforzo per diventare silenziosa, la sua inquietudine è destinata ad aumentare, perché non riuscendo a diventare tranquilla, soffre di più e il suo stato peggiora.

Allora ci chiediamo, come è possibile raggiungere la chiarezza interiore e la saggezza? Come può la tua mente se è piena di pensieri, se è frammentata, folle e inquieta a dimorare nella PURA saggezza?

Secondo Krishna, lo stato di saggezza pura viene prima, e la cosa importante da comprendere è che la Saggezza di per se è Purezza.

Infatti anche secondo il Samkhya (uno dei punti di vista detti Darsana, delle sei scuole ortodosse della filosofia Indù) la Saggezza interiore non è impura.

Esiste una parola: Coscienza e in molti hanno assimilato questo termine alla saggezza interiore, mentre invece vi è un grande fraintendimento.

Se decidete ad esempio di commettere un furto, oppure di compiere qualcosa di brutto, una voce dentro vi dirà che è peccato, che non si fa.

Ecco quella voce non è la saggezza interiore, ma è la voce della Coscienza, frutto di una serie di strutture che abbiamo incamerato dalla società.

Quindi se una società fosse formata solo da ladri, rubare non sarebbe considerato peccato.

Diciottesimo Capitolo Bhagavad Gita Om

Jat

Dipende dalla società. In India esiste una comunità di persone chiamata Jat, dove gli uomini non possono sposarsi senza prima aver commesso alcuni furti, è una regola.

Quando un uomo va a rubare, non pensa mai di star facendo qualcosa di sbagliato, e anche lui ha una coscienza. Ma voi non avete una coscienza uguale alla sua.

Diciottesimo Capitolo Bhagavad Gita Poni il Tuo Pensiero in Me
Poni il Tuo Pensiero in Me Diciottesimo Capitolo Bhagavad Gita

Il Jat non ha incorporato in sé lo stesso concetto che vi è stato fornito dalla vostra società. Poi ancora, sempre come esempio, un hindu non può accettare di sposare una sua cugina perché la sua coscienza non glielo permette, mentre la coscienza dei musulmani permette i matrimoni tra cugini. Hanno una coscienza diversa, che è creata dalla loro società e non ha niente a che fare con la Saggezza Interiore.

La società ha creato un sistema. Ha creato un tribunale esteriore e ha anche creato un tribunale interiore. Per quanto riguarda il mondo esteriore, la società ha stabilito con fermezza che rubare è peccato. Esistono i poliziotti e ci sono i tribunali, ma non è sufficiente per quanto riguarda il mondo interiore, perché deve esserci un poliziotto che continui a ripeterci che rubare è peccato. Il poliziotto esteriore può essere raggirato, quindi è necessaria una polizia interiore.

Diciottesimo Capitolo Bhagavad Gita Siamo Allontanati dall'Obiettivo
Krishna e Arjuna Diciottesimo Capitolo Bhagavad Gita

Antahkaran

La parola Coscienza non è l’equivalente di Antahkaran che significa Strumento Più Profondo è il punto più profondo che tu possa raggiungere dentro di te, è il punto finale.

L’ANTAHKARAN, non è il Sé, perché il Sé non esiste ne dentro ne fuori, dal momento che è al di là di entrambi. Ma è lo strumento che gli si avvicina di più. E l’ultimo gradino della scala, prima di raggiungerlo.

La Saggezza interiore non è un concetto etico, non è parte della morale. Possono esserci migliaia di tipi diversi di morale, ma può esistere solo un tipo di saggezza interiore. Il codice etico di un hindu è diverso da quello musulmano, e l’etica jainista è diversa dalla cristiana. L’etica di un africano è diversa da quella cinese…etc. ci sono migliaia di codici etici diversi, ma la saggezza interiore è una. Ed è Pura, come l’Antahkaran. E man mano che ci si allontana da questo spazio si diventa per forza di cose, Impuri – contaminati.

Ti avvicini al corpo e tutto diventa impuro, ti sposti verso il Sé e tutto diventa Puro.

Questo Sono Io

Dopo il corpo ci sono i sensi esteriori, dopo i sensi esteriori ci sono i sensi interiori, dopo i sensi interiori c’è la memoria, dopo la memoria c’è l’intelletto applicato, dopo l’intelletto applicato c’è l’intelletto non applicato, che è l’intelligenza. E lo strumento più profondo viene dopo. Poi il SE’ e con il SE’ APPRODIAMO AL DIVINO.

E come possiamo fare esperienza della purezza della saggezza interiore?

C’è solo un modo: indietreggiare, ritirarti dentro te stesso. Come la tartaruga ritira i suoi arti. Dimentica il tuo corpo, dimentica i tuoi sensi.

Dalla periferia, vai verso il centro. Abbandona i tuoi sensi esteriori e vai all’interno, abbandona la tua memoria e vai all’interno. Lascia andare tutti i ricordi, tutte le parole, lascia andare tutti i tuoi pensieri, e spostati all’interno.

Continua a ripetere a te stesso QUESTO NON SONO IO.

Diciottesimo Capitolo Bhagavad Gita Mahabharata

NETI NETI, quello non sono io. Questo non sei tu. L’osservatore che vede tutti i pensieri e i ricordi che hai dentro di te è separato, è diverso, è  parte. Riconosci tutto ciò che non sei. L’osservatore è separato dall’oggetto che viene osservato; e chi vede è diverso da ciò che viene visto.

Come entri all’interno di te stesso e ti avvicini al tuo sé, inizi a percepire il silenzio, inizi a sentirti più in pace, più in beatitudine, più estatico. Percepisci una certa freschezza. E se riesci ancora a vedere qualcosa sai che quella cosa non sei tu. E oltre i condizionamenti strutturati nel nucleo/coscienza, dati dalla cultura in cui si vive.

Raggiungerai un punto dove rimane solo colui che vede, e li poco prima farai l’esperienza del’ANTAHKARAN, LA SAGGEZZA INTERIORE è l’ultima tappa. La destinazione finale viene subito dopo.

E Krishna dice:

vieni a camminare sulla strada verso il puro Antahkaran. Quando raggiungerai lo strumento più profondo, riderai, poiché ti renderai conto che le nuvole nere che prima ti facevano soffrire, sono adesso sotto di te, e tu sarai esposto al sole.

Se un uomo non è in contatto con la sua saggezza interiore, la sua intelligenza non è allo stato ottimale; non ha nessuna percezione del suo strumento più profondo.

E l’individuo che non ha raggiunto la sua saggezza interiore non può essere in pace.

Come si può raggiungere la beatitudine se non si è conosciuta la pace?

Sutra 66

Non c’è pace per un uomo che dentro di se è diviso. C’è pace per un uomo che è intero, integro.
E cosa significa essere divisi? Cosa significa essere integri?

Diciottesimo Capitolo Bhagavad Gita Krishna Mahabharata

Yoga

Yoga significa UNITA’, essere RI-UNITI con se stessi, tornare ad essere UNO. Essere divisi significa essere separati da se stessi, perchè si E’ solo in connessione con l’altro, c’è sempre un legame che ti unisce all’altro, e quindi questo favorisce una scissione sempre maggiore.

Puoi essere il padre di qualcuno, o il marito di qualcuno, o l’amico di qualcuno, o il nemico di qualcuno, o il figlio di qualcuno, etc..e allora tutto questo ti dice chi sei solo in relazione a qualcun altro. Ma questi sono soltanto ruoli che dipendono dalle relazioni che hai stabilito.

E a secondo del tipo di relazione rispondiamo con SENTIMENTI diversi e CONDIZIONATI. Quando invece sei riunito alla tua FONTE INTERIORE potranno nascere i veri sentimenti, quei sentimenti che scaturiscono dall’essere in PACE DENTRO, essere UNO con la musica eterna che risuona dentro di noi. Pace significa armonia interiore, significa essere soddisfatti, essere contenti dentro di se.

E un uomo intero dentro di se trova la pace, quello diviso sarà sempre irrequieto e tormentato nei sentimenti.

La Carrozza con Sei Cavalli

Tolstoj scrisse di una storia, che poi la menzionò nella sua autobiografia, perché rifletteva molto  la sua vita, dal momento che anche lui era nato in una famiglia nobile.

Tolstoj pensava che sua madre fosse una donna di profondi sentimenti, ma più tardi raggiunse una conclusione diversa…pensava questo perché ogni volta che andava a teatro piangeva cosi tanto da consumare fazzoletti e fazzoletti. Ma quando fu più anziano si rese conto della verità. Sua madre era solita andare a teatro su una carrozza con sei cavalli, e dava sempre istruzioni al cocchiere  di aspettarla fuori seduto sulla carrozza, e ogni volta che lei lasciava il teatro, il cocchiere doveva essere pronto a riportarla a casa. Lei andava anche quando c’erano le tormente di neve, e infatti a tal causa due cocchieri morirono. Lei li fece gettare sul marciapiede rimpiazzando con un altro.

Era la stessa donna che piangeva come una disperata di fronte alle scene teatrali.

Ecco questo è un esempio calzante, di come la nostra scissione interna può permettere solamente un terreno malsano dove ciò che scaturisce non ha nulla a che vedere con i sentimenti di cui parla Krishna. E i veri sentimenti sembra davvero non siano basati sul possesso.

Krishna e Arjuna

Allo stesso modo che il vento fa beccheggiare la nave sulle acque, i sensi che sono parte della mente, continuano a ruotare intorno agli oggetti da essi percepibili, e spazzano via l’intelligenza di un individuo che dentro di sé è diviso.

Sutra 67

Di conseguenza, o Arjuna, l’intelligenza di un individuo che non è dominato dai propri sensi, ne dagli oggetti da essi percepibili, è in uno stato di quiete.
L’individuo la cui mente è libera da tutte le tempeste di vento, dimora in uno stato di quiete.

Sutra 68

Krishna dice ad Arjuna che quando un individuo dirige follemente tutta l’energia della sua mente verso gli oggetti percepibili dai sensi, la mente diventa un uragano, come una tempesta, e in questo vortice affonda. Più la mente umana è dominata da venti selvaggi del desiderio, più corre follemente verso l’esterno. Allo stesso tempo però fa notare che è inutile resistere a questi richiami, dal momento che è necessaria la nostra cooperazione perché si scateni una tempesta.  Semplicemente se non la sostieni cessa da sola. La tempesta può esistere solo con il nostro appoggio, non nasce dal nulla.

Krishna dice che non dovremmo fermare le tempeste di vento, dice che non dovremmo crearle.

Diciottesimo Capitolo Bhagavad Gita Krishna Arjuna Mahabharata

Krishna e Arjuna
Diciottesimo Capitolo Bhagavad Gita

Hai mai visto un desiderio emergere in te, senza la tua partecipazione? È impossibile!! A riprova di questo possiamo applicare una chiave molto semplice: quando emerge un desiderio, gli diciamo fai come ti pare ma io con te non collaboro. Ti accorgerai che il desiderio tende a svanire poiché non è in grado di estendersi oltre senza la nostra approvazione.

AI DESIDERI OCCORRE ENERGIA, se non la concediamo, evitiamo di affondare. “perpetrare nell’errore”.

O Arjuna, quella che è una notte buia per tutti gli esseri, è la piena veglia per coloro che hanno raggiunto il Divino.
Tutti coloro che sono distruttivi, che vivono nelle effimere felicità mondane, chiamano questo, piena veglia.

Ma per il saggio che sa, è una notte buia.

Sutra 69

Un individuo dotato di autodisciplina non è mai addormentato, come lo sono di solito le persone, rimane costantemente sveglio. Naturalmente essendo sveglio, non si comporta allo stesso modo di una persona addormentata. L’ego non è il suo centro. Mentre invece chi vive nell’inconsapevolezza l’io è il centro di tutto. il risvegliato sa rinunciare al suo ego.

Krishna dice:

il saggio è sveglio anche quando è addormentato. Una persona che è pienamente cosciente nel corso della giornata, è anche del tutto sveglia durante il sonno. Siate consapevoli mentre camminate, mentre mangiate, mentre ascoltate, mentre lavorate, etc…non dormite in piedi.

Consapevolezza

E anche l’insegnamento del grande eroe e guerriero Mahavira diceva di vivere la vita con consapevolezza. Anche quando stiamo per addormentarci, cosi da essere in grado di riconoscere l’esatto momento in cui di fatto ti addormenti.

Solo una persona in grado di essere consapevole mentre dorme, può rimanere consapevole mentre muore. In questi termini all’interno di questo Sutra vi è contenuto l’enunciato più importante.

Diciottesimo Capitolo Bhagavad Gita Mahavira e Indra nel Kalpasutra

Mahavira e Indra
Diciottesimo Capitolo Bhagavad Gita

La morte è nel futuro, ma il sonno è parte del tuo presente, e quindi ricordati di osservarti mentre stai per addormentarti. Provaci, oggi domani, dopodomani, e anche per mesi. Questa dovrebbe essere la tua preghiera, il tuo solo anelito…devo essere sveglio, devo essere sveglio, devo essere sveglio…e continui ad osservare. Il giorno in cui sarai consapevole mentre il sonno scende su di te, quel giorno comprenderai la grande affermazione di Krishna, e non prima.

 

Coloro che hanno realizzato se stessi, sono conosciuti per essere imperturbabili, proprio come l’oceano che rimane inalterato, sebbene lo riempia l’acqua dei molti piccoli rivi. Allo stesso modo, un individuo che dimora in uno stato di quiete è imperturbabile, e rimane inalterato mentre gode un qualsiasi tipo di piacere sensuale. Un tale individuo è destinato a raggiungere la pace suprema.

Sutra 70

Perché un individuo che è al di là di ogni desiderio di piaceri sensuali e vive la propria vita senza attaccamenti – senza ego – senza ambizione, raggiungerà la pace.

Sutra 71

O Arjuna, un individuo che ha raggiunto la realtà suprema dimora all’interno della realtà suprema. Una volta che ha raggiunto la realtà suprema, non ha più nessun attaccamento e essendo in uno stato di quiete, anche al momento della morte – raggiunge la somma estasi della realtà suprema.

Sutra 72

L’oceano rimane esattamente lo stesso, come era prima che tutti i fiumi vi riversassero dentro le loro acque…

Allo stesso modo un individuo, rimane immutato mentre gode dei piaceri sensuali della vita, rimane lo stesso di prima. Un tale individuo raggiunge la LIBERAZIONE e dimora all’interno della realtà suprema.

Krishna dice:

O Arjuna tu aspiri a raggiungere la LIBERAZIONE. E ti parlo di queste cose, proprio per mostrarti il cammino, così che tu possa cercare.

In questo “ulteriore passaggio psicologico” si nota come Krishna (forza spirituale) modifica il centro dell’interesse di Arjuna, a poco a poco la guerra diventa secondaria. E infatti la guerra inizierà molto molto dopo, quando sarà già trasformato. La parola Arjuna significa “ciò che non è dritto”. Arjuna non è diretto, è contorto. Le persone che pensano, pensano…non sono dirette; quelli che non pensano, sono più diretti.

Krishna cambia completamente il centro dell’interesse di Arjuna. Ricordatevi che normalmente, la Spiritualità non è l’interesse primario dell’uomo. L’uomo è interessato principalmente al mondo, all’affermazione personale, al raggiungimento di onori e glorie. Ecco questo è ciò che lo spinge fortemente.

Beati sono quelli che provano la stessa disperazione di Arjuna, perché solo la disperazione potrà essere LA VERA SFIDA DI RISVEGLIO e quindi di LIBERAZIONE. Per poter ascendere verso le vette della realtà suprema.

Krishna sa che nel profondo vi è un anelito di LIBERAZIONE dal mondo.

Sarà dunque l’insoddisfazione il punto di partenza, che attiverà il processo alchemico di TRASFORMAZIONE, per arrivare alla purezza di un Diamante, e dimorare nella beatitudine Divina.

Laura Maffei

Laura Maffei

Mi occupo di Consulenze AstroTarotlogiche, e quindi il mio libro di riferimento si chiama Effemeridi. Un libro preziosissimo, dove posso interpretare la logica simbolica dei pianeti. Interpreto i Transiti, annuali mensili e settimanali utilizzando < il Mio Metodo > di indagine, con E senza orario di nascita. Unisco la logica simbolica dei Tarocchi, per completare il quadro di studio. Tengo corsi di insegnamento per apprendere  l’ Astrologia e i Tarocchi.

Insegno Padma Yoga. Corsi esperienziali di gruppo. E Sessioni Individuali, per poter sperimentare uno Yoga personalizzato.

Pin It on Pinterest

Iscriviti alla Newsletter Le Vie Che Portano All'Essenza

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra mailinglist e rimani aggiornato sulle novità ed iniziative di
Le Vie Che Portano All'Essenza.

You have Successfully Subscribed!